“La maggior parte delle risposte erano: ‘vorrei più natura, più orti nella nostra scuola, più verde nei nostri cortili’”. Martina Pislor , Institutional Program Manager della Fondazione Riccardo Catella, non gira intorno al punto: MiColtivo, Orto a Scuola nasce così, da una richiesta che arriva direttamente dalle nuove generazioni, bambini e bambine chiamati a immaginare la città del futuro in momenti collettivi di confronto e proposta.
È stato lì, in quei workshop avviati intorno al 2010, che la Fondazione Riccardo Catella ha intercettato un desiderio comune: portare il verde dove spesso manca, dentro i cortili scolastici, e farne un dispositivo educativo stabile, integrato nella comunità e nella città.
MiColtivo è oggi un dispositivo educativo stabile, pienamente integrato nella comunità scolastica e nel tessuto della città. Nato nel 2012 su iniziativa della Fondazione Riccardo Catella, in collaborazione con il Comune di Milano, il programma promuove l’educazione alla sostenibilità e a corretti stili alimentari attraverso un approccio concreto e partecipativo. Nel tempo è cresciuto fino a coinvolgere migliaia di persone: più di 12 mila studenti e 220 insegnanti formati, 10 orti didattici realizzati, 1.700 mq di spazi scolastici riqualificati e oltre 27.000 familiari raggiunti Ma i numeri, da soli, non spiegano cosa succede davvero quando un cortile cambia funzione e identità: diventa un’aula verde, uno spazio dove l’apprendimento passa dall’esperienza e dove la cura del luogo è parte del percorso. È in questa trasformazione quotidiana — dello spazio e delle relazioni — che MiColtivo esprime il suo valore più profondo.
“Nello specifico, MiColtivo è un progetto che prevede l’installazione di orti didattici all’interno dei cortili delle scuole pubbliche”, spiega Martina, “applicando i principi della rigenerazione urbana: non un semplice intervento estetico, ma un modo per ridare vita a uno spazio pubblico, che torna in questo modo ad essere dei bambini e per i bambini”. L’orto non è un simbolo, è un’infrastruttura educativa : permette di fare lezione all’aperto, coltivare, osservare stagioni e cicli, lavorare insieme. Perché funzioni, però, servono condizioni molto concrete. “La selezione delle scuole considera requisiti tecnici minimi: uno spazio verde disponibile (circa 150–160 m²), l’allaccio alla rete idrica per l’irrigazione e una corretta esposizione al sole. Anche la dotazione è pensata per rendere l’esperienza ripetibile e duratura: sei cassoni (cinque a terra e uno rialzato), un’area ‘open air’ con tavolo e panche, una compostiera, una cassetta degli attrezzi”.
Ma uno dei driver centrali del progetto è l’accessibilità, intesa come capacità dello spazio di accogliere persone e bisogni diversi. “All’inizio si è tenuta in considerazione soprattutto la disabilità motoria con soluzioni come pavimentazione a nido d’ape per agevolare i percorsi, elementi per l’accesso in sedia a rotelle e un cassone rialzato. Negli ultimi anni, però, MiColtivo ha compiuto un passo ulteriore: affiancare a questa attenzione anche un lavoro più intenzionale sulle disabilità cognitive, rendendo l’orto “leggibile” e fruibile per tutti” .
Un caso emblematico è quello dell’Istituto Comprensivo Statale “Via De Andreis”, dove nel 2025 è stato inaugurato un orto didattico, ma era necessario coinvolgere un numero molto elevato di alunni con bisogni educativi speciali, inclusi studenti nello spettro autistico. “La risposta, anche qui, è partita dall’ascolto e dalla co-progettazione con docenti e con una realtà del territorio impegnata su inclusione sociale e servizi alla persona”
In questo caso, gli strumenti messi in campo sono stati due. Il primo è legato al metodo TEACCH (Treatment and Education of Autistic and related Communication-handicapped CHildren), con la realizzazione di un ambiente dotato di supporti visivi che rendono attività e passaggi più prevedibili e ordinabili. A tal proposito, Martina Pislor richiama quattro componenti: strutturazione fisica dell’ambiente, agenda visiva, sistemi di lavoro e organizzazione visiva del compito. “Nel concreto significa progettare dettagli che spesso, in altri contesti, non vengono considerati: per esempio una mensola vicino ai cassoni, utile a mettere in ordine piantine, semi e strumenti, applicando una catalogazione e seguendo un ordine logico. Con il supporto di educatori, l’orto diventa così non solo un luogo di attività, ma anche una sequenza di azioni chiare, che riduce l’incertezza e favorisce la partecipazione” .
Il secondo strumento, invece, lavora sul piano del linguaggio e dell’autonomia, attraverso la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA): una guida supportata da immagini che spiega cos’è un orto, cosa piantare e cosa seminare, aiutando a orientarsi e a comprendere cosa succede e cosa ci si aspetta durante le attività.
A tenere insieme tutto, è un principio semplice: “Lo spazio funziona se chi lo vive ogni giorno è messo nelle condizioni di usarlo. Per questo, oltre alla riqualificazione fisica dei cortili, MiColtivo investe in modo sistematico sulla formazione degli insegnanti. Per noi ‘formare chi forma’ è fondamentale”. I corsi sono tenuti da docenti professionisti che seguono l’approccio metodologico messo a punto dal Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e rafforzano competenze e strumenti didattici legati al progetto. È una scelta che rende l’iniziativa replicabile e solida: non dipende dall’entusiasmo di un singolo, ma si innesta nel lavoro quotidiano della scuola, aprendosi al quartiere e a tutti coloro – nonni e genitori – che vogliano partecipare.
“Non si tratta solo di piantare alberi o aggiungere verde urbano”, sottolinea Guerri. “Il punto è misurare davvero gli effetti delle diverse soluzioni, per capire quali funzionano meglio nei diversi contesti urbani”.
Guardando al futuro, alle prospettive per i prossimi anni, “Siamo pronti con la realizzazione della decima edizione, con la quale ci sposteremo progressivamente a Ovest della città. Il nostro obiettivo – e per certi versi il nostro sogno – è quello di andare a raggiungere tutte le periferie del capoluogo lombardo” . La prossima tappa del progetto, ad esempio, coinvolgerà una scuola che ha oltre il 99% di studenti di origine straniera.
L’accessibilità rimane il prerequisito fondamentale, ma ogni scuola richiede un ulteriore adattamento, perché non esiste una soluzione valida per tutti. In questo senso, MiColtivo racconta bene un approccio in cui la rigenerazione urbana non si limita a “rifare” uno spazio: lo rende abitabile, educativo e inclusivo , trasformando un cortile in un luogo che torna a essere condiviso e frequentato. E così un progetto diventa una meravigliosa abitudine collettiva.