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28/05/2026

La città che suona bene. Progettare il silenzio urbano per il benessere collettivo

Il suono come leva progettuale per migliorare esperienza, identità e qualità della vita negli spazi urbani.

Si parla molto di rigenerazione urbana, interpretandola sotto gli aspetti delle infrastrutture, del verde pubblico, dell’urbanistica, della sicurezza e del benessere dei cittadini. Iniziative innovative che abbiamo raccontato più volte in Urban Stories, osservando come le città stiano cambiando volto attraverso nuovi modelli di sostenibilità e inclusione. Eppure, esiste una dimensione della vita pubblica altrettanto importante che tende ancora a restare sullo sfondo: quella del suono che, nella città, è parte integrante del modo in cui noi ci interfacciamo con ciò che ci circonda.

Il termine che si sta affermando per descrivere questo scenario è quello di paesaggio acustico: un elemento invisibile, ma determinante per la qualità dell’esperienza urbana, che incide sul nostro equilibrio psicofisico, sulla percezione di sicurezza, sulla vivibilità degli spazi, anche quando non ne siamo pienamente consapevoli.

Per approfondire questi aspetti abbiamo coinvolto due interlocutori con competenze complementari: Sergio Luzzi, esperto in acustica urbana, presidente dell’International Institute of Acoustics and Vibration, da anni impegnato sui temi della pianificazione acustica e della qualità del paesaggio sonoro nelle città, e Alessandro Franconetti di Evoke the Spectrum, studio di sound design con sedi a Milano e Roma, specializzato nella progettazione di soundscape immersivi e identità sonore per ambienti urbani, culturali e real estate, con un approccio che integra dimensione esperienziale e funzionale del suono nello spazio pubblico.

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Sergio Luzzi, Presidente dell’International Institute of Acoustics and Vibration
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Sergio Luzzi, Presidente dell’International Institute of Acoustics and Vibration

“Il suono ha un potere emozionale enorme ed è in grado di trasformare completamente la nostra percezione di uno spazio”, sottolinea Alessandro Franconetti.

Da questa consapevolezza prende forma una domanda nuova per la progettazione contemporanea: come si costruisce una città che non sia soltanto bella da vedere e funzionale da abitare, ma anche armonica da ascoltare? La questione non riguarda l’abbattimento del rumore, ma il comfort complessivo dell’ambiente urbano. “Spesso non siamo in grado di mettere a fuoco con immediatezza il fatto che la percezione di benessere o malessere che abbiamo di un luogo possa essere legata al suono. Ma è così, perché molto spesso la nostra esperienza o il nostro ricordo di un luogo sono profondamente connessi ai suoni che vi abbiamo ascoltato”.

Su questo punto converge anche Sergio Luzzi, che richiama il concetto di ‘global comfort’: “La qualità acustica è uno dei fattori che concorrono al benessere complessivo di un luogo, insieme a luce, temperatura, qualità dell’aria e accessibilità. È dunque naturale che il paesaggio sonoro entri a pieno titolo nella progettazione multisensoriale della città. Non si tratta solo di rispettare limiti normativi, ma di contribuire attivamente alla costruzione di ambienti urbani più equilibrati e vivibili”.

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Alessandro Franconetti, CEO di Evoke the Spectrum
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Alessandro Franconetti, CEO di Evoke the Spectrum

Sotto questo aspetto è opportuno ricordare che per anni il tema dell’acustica urbana è stato affrontato quasi esclusivamente in termini di mitigazione. Si mirava a ridurre i decibel, per contenere le emissioni, prevenire il conflitto tra funzioni diverse della città.

Oggi, invece, il dibattito si sta spostando verso un livello più avanzato: non basta solo eliminare il rumore, ma occorre introdurre qualità. Luzzi richiama a proposito l’importanza di strategie come il sound masking e il sound enrichment: “si tratta di attività capaci di valorizzare i cosiddetti ‘suoni positivi’, come le geofonie legate alla presenza di acqua, vento o vegetazione, che hanno l’obiettivo di mascherare le sorgenti più invasive – traffico, impianti, infrastrutture – e di migliorare la percezione complessiva dello spazio”.

Un approccio che si sposa perfettamente con la prospettiva progettuale intrapresa da Evoke the Spectrum. Come ci spiega Franconetti, “La sfida non è aggiungere suoni in modo artificiale o decorativo, ma costruire un equilibrio tra silenzio, presenza sonora e identità del luogo. Una città non è mai completamente silenziosa: ciò che cambia è la qualità e la coerenza del suo paesaggio acustico. Per questo, una progettazione mirata e strategica del suono (e del silenzio) in un ecosistema urbano al fine di creare benessere può essere cruciale”.

Per fare un esempio: quando si progetta un nuovo snodo urbano che permetta una migliore gestione del traffico, bisognerebbe includere nell’equazione anche l’impatto acustico che i mezzi che vi transiteranno avranno sul luogo rispetto alla situazione preesistente e proporre una soluzione, così come si fa per l’arredo urbano o gli spazi verdi.

La gestione del suono urbano è però solo uno degli aspetti del suono in città. Facendo riferimento alla dimensione del ‘branding urbano’, Franconetti sottolinea come il suono possa diventare anche un elemento identitario.

A ben guardare, è una consapevolezza che abbiamo tutti quando ascoltiamo il lontano suono di campane che caratterizza il paesaggio italiano o l’immagine di un muezzin che richiama i fedeli in una città del Medio Oriente. Oggi si apre la possibilità di prevedere questi effetti, attraverso la progettazione sonora di un distretto urbano. “Una città nella sua interezza o un suo distretto possono essere progettati anche attraverso lo sviluppo di una propria distinta ‘identità sonora’”. Questo approccio, definito ‘Urban Audio Branding’, non riguarda solo la dimensione simbolica, ma anche quella funzionale. Il suono può orientare, informare, rendere riconoscibili reti e spazi e può dirigere un flusso di persone in una direzione specifica o attirare l’attenzione verso un’indicazione o segnalare un pericolo.

Dalla rete dei trasporti ai musei, fino agli edifici commerciali, la dimensione sonora può contribuire a rafforzare l’esperienza degli utenti e a migliorare la gestione dei flussi, del traffico, dei cantieri, della movida e degli eventi.

Un approccio pienamente riconosciuto da Sergio Luzzi, che ricorda: “La pianificazione acustica deve entrare nei masterplan urbani attraverso strumenti di classificazione, mappatura e regolazione, in modo da prevenire criticità e conflitti tra funzioni diverse”.

Inoltre, anche il tempo è una variabile centrale: tra giorno e notte, stagioni e condizioni atmosferiche, la città non “suona” mai allo stesso modo e la progettazione acustica deve tener conto di questa trasformazione continua.

Entrambi gli interlocutori concordano su un aspetto: l’acustica non può essere un intervento tardivo, o tantomeno un elemento che può essere modificato a posteriori, se non appunto con una semplice mitigazione. Franconetti osserva che in Italia il suono è ancora spesso considerato un elemento secondario in fase progettuale, mentre Luzzi richiama l’importanza di integrare la dimensione acustica fin dalle prime fasi di pianificazione urbana, attraverso scelte che riguardano mobilità, distribuzione delle funzioni, tutela delle aree quiete.

Progettare il silenzio non significa eliminare il suono. Significa costruire una città capace di generare armonia tra le sue diverse componenti, in cui i suoni positivi possano “mascherare i rumori” e contribuire a un’esperienza più equilibrata. La città del futuro non sarà solo più verde, più digitale o più connessa, ma anche più consapevole della propria voce.

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La qualità acustica è uno dei fattori che concorrono al benessere complessivo di un luogo, insieme a luce, temperatura, qualità dell’aria e accessibilità. È dunque naturale che il paesaggio sonoro entri a pieno titolo nella progettazione multisensoriale della città

Il sound masking e il sound enrichment sono attività capaci di valorizzare i cosiddetti ‘suoni positivi’, come le geofonie legate alla presenza di acqua, vento o vegetazione, che hanno l’obiettivo di mascherare le sorgenti più invasive – traffico, impianti, infrastrutture – e di migliorare la percezione complessiva dello spazio.

Una città nella sua interezza o un suo distretto possono essere progettati anche attraverso lo sviluppo di una propria distinta ‘identità sonora’: questo approccio e definito ‘Urban Audio Branding’.

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